FIONA HARVEY, MARTHA SCOTT DI “BABY REINDEER”, CONTRO NETFLIX E RICHARD GADD

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Martha Scott la stalker di “Baby Reindeer” – serie TV di Netflix scritta da Richard Gadd, attore nei panni di Doony Dunn, nonché vittima della donna interpretata da Jessica Gunning – è stata rintracciata nella realtà: il suo vero nome è Fiona Harvey.

In uno scenario ancora più surreale, rispetto al dramma narrato, “Baby Reindeer” miniserie di successo (https://www.emme24.it/articoli/5917-stalking-netflix-risponde-con-la-miniserie-baby-reindeer), a distanza di qualche settimana dalla sua uscita, continua ad essere la più discussa non solo per i temi trattati, ma soprattutto per la trasposizione di una “storia realmente accaduta”. Sarà per questo motivo che, il clamore scatenato, ha fatto sì che molti spettatori e alcuni giornalisti si mettessero sulle tracce della vera Martha Scott, la cui ricerca sembrerebbe non essere stata difficile perché sono stati incrociati i messaggi riportati nello spettacolo con quelli postati sui social media. Anche se Gadd e Netflix avevano sostenuto di aver preso ogni “precauzione” per nascondere la vera identità di “Martha”, anche in considerazione della sua vulnerabilità, ecco la smentita, è spuntato il nome Fiona Harvey, avvocato di cinquantotto anni, associata per le diverse somiglianze al personaggio menzionato. La donna ha subito atti persecutori e minacce da chi avendo visto la serie avrebbe utilizzato comportamenti violenti e intimidatori rendendole la vita difficile. Non potendo più farne a meno, dato che“I detective di internet mi hanno trovata “, Fionaha confermato di essere Martha e ha replicato al caos mediatico, alimentato attorno alla sua persona, rilasciando un’intervista in esclusiva mondiale a Piers Morgan, il 9 maggio 2024, nel talk-show britannico “Uncensored” distribuito su YouTube.

Fiona ha affermato di non aver visto la serie perché sarebbe stato troppo doloroso e poco gradevole, pur essendo venuta a conoscenza di quanto narrato, compresa la scena del tribunale. Si è scagliata contro Gadd che a suo dire avrebbe mentito, in quanto lei non è una stalker, non è stata mai processata pertanto non è mai andata in prigione e né ha mai contattato i genitori di Richard. Così come non lo ha mai aspettato sotto casa sua, non conosceva neppure l’indirizzo, al pub non le veniva offerto il the, e né partecipava a tutti gli show di Gadd. Non ha neppure inviato le 41.000 e-mail pur definendo di aver avuto circa quattro o sei indirizzi per separare i suoi contatti in base al tipo di relazione così come i suoi 4-5 cellulari. Sostiene che la sua frequentazione con Richard sia durata pochi mesi, e che si può riassumere in due o tre incontri, riconducibile a dieci o dodici anni fa. Inoltre, da cinque anni è impegnata in una relazione con un avvocato. Fiona si dichiara innocente anche dalle accuse di violenza sessuale su Richard, rispetto alla scena che riproponeva l’aggressione sul canale e sostiene di non aver neppure aggredito la sua fidanzata.

Fiona conferma di essere andata in quel famoso pub e di aver conosciuto Richard lì; di aver scambiato delle parole, di avergli raccontato della “piccola renna” giocattolo di quando era bambina da cui è stato ispirato il titolo della serie; di aver scambiato dei messaggi con Richard anche spiritosi o di allusioni sessuali; ma allo stesso tempo non c’è stato niente tra loro — alla richiesta di Richard di andare a letto con lei avrebbe risposto: “Ho un fidanzato e non ti voglio” — questo rifiuto, sostiene Fiona, avrebbe spinto Richard a renderle la vita difficile. Fiona si considera la vera vittima di Richard pertanto chiede di lasciarla in pace.

Quindi Fiona accusa Netflix di aver considerato la “storia vera”, a suo dire in piccolissima parte, in quanto pura finzione ideata da Richard Gadd, uomo per cui Fiona ha poca stima e lo considera disturbato motivo per cui avrebbe riversato sulla sua persona ogni tipo di cattiveria, solo per ottenere del successo considerando il riscontro della miniserie e la sua carriera di comico fallita.

Fiona intende proseguire per vie legali sia nei confronti dell’attore che di Netflix rispetto a questo racconto distorto le cui verità sarebbero ben poche e romanzate, inoltre pretende delle scuse da Gadd.

Alla luce di diverse incongruenze emerse nell’intervista, e di un’accusa di persecuzione sferrata alla stessa Fiona da parte della moglie di un politico, Piers Morgan in ultima analisi le ha chiesto in considerazione della situazione se vorrebbe sottoporsi alla macchina della verità, utilizzata anche dalle autorità per scoprire la veridicità dei criminali, e alla fine Fiona sembra aver risposto di sì.

Si infittisce il dramma tra realtà e finzione, in attesa di scoprire dove risiede la verità alla luce dei nuovi retroscena, “Baby Reindeer” sembra essere un mistero dentro e fuori lo schermo televisivo.

 

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