L’ultimo editoriale: la cultura è l’unica cosa che può salvarci da ciò che siamo…

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“La cultura è l’unica cosa che può salvarci da ciò che siamo”ed aggiungo un passaggio di Orwell, che prendo in prestito per scrivere l’unico editoriale che non avrei mai voluto redigere e pubblicare,l’ultimo:  “Se la libertà di espressione significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire” 

Parto dall’immagine dell’Ultima Luna (a me tanto cara) per questa mia confessione che, spero, non vi appaia esagerata o retorica. “A casa mia la luna non ha mai bussato. È sempre entrata prepotentemente dalle persiane. Come le emozioni forti. Ché mica bussano mai, quelle…” così le parole escono dalla mente prendendo la via di una ferita che sarà difficile da rimarginare. 

Scrivo l’ultimo editoriale segnando la fine di un capitolo straordinario della mia vita professionale. Esattamente ad ottobre, un anno fa, ho preso nelle mani un sogno, chiamato Emme24, e l’ho (l’abbiamo) costruito da zero, con il desiderio di creare un luogo in cui “la cultura” potesse fiorire liberamente, dove le diversità venissero celebrate, dove la voce di ciascuno trovasse spazio senza censure. 

Oggi, posso guardare con orgoglio a ciò che è stato creato: un faro d’informazione, riflessione, apertura, innovazione. 

Principalmente e doverosamente dico grazie ai ragazzi e alle ragazze della mia redazione per avermi seguita in questo percorso non facile e non senza ostacoli; grazie all’editore, Alfonso Festa, dal quale prendo commiato, per aver creduto e riposto fiducia nella mia persona; non da ultimo grazie ai tantissimi collaboratori e collaboratrici (di quella che io chiamavo redazione esterna ma che in realtà erano e sono miei amici e amiche) che hanno risposto positivamente e concretamente a quella che considero una “chiamata alla cultura” donando “tempo e intelletto, gratuitamente”, spendendosi con passione, dedizione, attenzione, per far diventare Emme24 ciò che è diventato oggi: un luogo vivo, multicolore, capace di parlare al cuore e non tanto alla massa ma alla persona, presa singolarmente, nella sua soggettività, nel suo più intimo percepire, sentire.

La qualità, la sensibilità, la novità dei contributi proposti hanno arricchito le nostre pagine, trasformando ogni articolo in un’esperienza creativa di germogliante scoperta e crescita. 
 

Di certo su qualche sezione si poteva fare sicuramente meglio, diciamo che qualcuno dei “dolci” (articoli proposti) non ha raggiunto la lievitazione richiesta, o magari è stato carente di personalità. Nella narrazione, qualche volta, c’è stato un inciampo…eppure, aver immediatamente evidenziato e capito l’errore è servito da formazione per non ripeterlo in futuro (almeno si spera).

Ho sempre creduto che la cultura sia un bene essenziale, un patrimonio condiviso che non conosce confini né barriere. “La cultura non si ferma mai”, diceva qualcuno, ed è proprio questo il principio che ha guidato ogni mia scelta editoriale. Ho cercato di dare spazio a voci diverse, a pensieri nuovi, perché “la vera informazione non è quella che informa ma quella che ci rende liberi”.

Emme24 ha avuto l’audacia d’informare in modo differente, di proporre una narrazione che andasse oltre il consueto, cercando sempre di far emergere la ricchezza della pluralità e l’importanza dell’inclusione, decidendo di non scegliere quello che andava di moda, o che maggiormente tirava i clic e che, volutamente, ha evitato di inserirsi nelle campagne elettorali locali, nel gossip, nel trash, il verba volant o nelle c.d. vicende private. 

Le c.d. “diversità” che ho scelto di celebrare sono un valore da custodire e coltivare, anche se le strade che percorreremo in futuro si sono divise. Emme24 ha dimostrato che l’informazione può essere inclusiva e profonda allo stesso tempo, anche controcorrente, che si può fare cultura parlando a tutti e con tutti, senza perdere in rigore e autenticità. Penso agli articoli comunitari di Emme24: una peculiarità innovativa nel panorama dell’informazione. Penso all’attenzione costante per la donna, per la poesia, due elementi imprenscindibili per il nostro quotidiano ed a cui ho deciso di dare uno spazio preponderante a discapito di argomenti forse più “pruriginosi e famosi” ma meno sentiti nell’intelletto di chi vi sta scrivendo. 

Mi auguro, sinceramente, che chi verrà dopo di me continuerà a portare avanti questa visione, mantenendo la rotta dell’informazione senza ombre e senza inganni. 
È proprio la cultura, oltre al senso autentico da dare alle cose della vita, alle battaglie per i diritti inviolabili dell’essere umano, per le resistenze ai totalitarismi, che ci hanno sempre animato (al di là del mero profitto o dell’apparire fine a se stesso) e dovranno animare comunque questo giornale per non perdere quello che si è costruito sin ora. Questi sono beni peculiari e fondamentali che non si possono barattare e sui quali non sono ammessi passi indietro o tentennamenti.

Probabilmente non avranno appeal in termini di profitto economico ma rendono autentico e migliore chi li possiede. Confido che continuerete a leggere, seguire Emme24 anche in mia assenza. Un direttore è sicuramente sostituibile, un giornale non può fare a meno dei suoi insostituibili lettori.

Le motivazioni che mi spingono a fare questa scelta, tanto dolorosa quanto necessaria, sono di carattere personale e professionale. Lasciare Emme24 non è una decisione che ho preso a cuor leggero, ma è stata resa necessaria da un carico “enorme” di lavoro che ho retto per un anno, prendendo forza e slancio dal sempre più crescente numero di lettori, di stima e positiva reputazione (germogliante) per questo progetto editoriale.

Ora è arrivato il momento, per me, di respirare, riposare, rallentare…per poi intraprendere nuovi percorsi e affrontare altre sfide che sento impellenti.

Sono certa che il giornale, che ora passa nelle mani del dott. Andrea Festa, in attesa di chi lo dirigerà dopo di me, continuerà la sua ascesa positiva, portando avanti quel percorso “luminoso” che abbiamo intrapreso, che ha ancora tanto da offrire e che (spero) non baratti mai la cultura con la pubblicità, che non rinneghi la sua anima poetica in favore del qualunquismo o dello scoop di turno. Che non rinneghi quella spinta emozionale e rivoluzionaria, ma anche libera, che ci ha consentito di scegliere le notizie non in base all’appartenenza politica, alla segnalazione di turno, bensì al significato sociale, culturale, anche umanitario che, di volta in volta, volevamo dare.

Il mio augurio è che continuiate a seguire questo meraviglioso viaggio, perché il meglio di Emme24 deve ancora venire…restate connessi.

Un abbraccio a tutti…e ciao!

Semplicemente Emanuela

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