L’ultima estate di Peppo 38

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Mi perdonerete se uso questo spazio editoriale per parlare di un dramma privato, accaduto al mio paese. Ma alcune morti sono così sconvolgenti che non è dato alle parole fermarsi, arginarsi. Lo stesso cielo, ieri sera, a detta di molti, ha scaricato tutto il suo dolore sulla terra, lacrime di pioggia hanno bagnato la piazza, il monumento, la campagna, ogni luogo che aveva visto Giuseppe “vivere” i suoi anni tra molti dolori e ritrovate gioie.

Non faremo, come giornale, la telecronaca di com’è accaduto l’incidente, non inseriremo particolari alla dinamica dell’evento, pur conoscendoli, non gestiremo la notizia come fatto di cronaca quanto di “umanità” che resta nella memoria di chi lo ha conosciuto e voluto bene.

Peppo 38, come lo chiamavano gli amici, come lo chiamavano tutti, come amava farsi chiamare, anche su Fb…era letteralmente “volato” dall’altro lato del mondo. Non lo sapeva che, in sella alla sua “amata” moto, avrebbe preso parte ad un raduno diverso, non di certo quello delle Bikers che stava organizzando con i suoi amici di sempre. Qualcosa nel cerchio della sorte si era nuovamente inceppato, e avrebbe preteso ancora di più dal quel ragazzo che avrebbe ritrovato i suoi genitori nel raduno dei giusti, nella terra che nessuno conosce ma in cui tutti vorrebbero andare il più tardi possibile.

Un crudo, quanto innaturale, destino gli aveva staccato un biglietto in anticipo, come se non gli fosse bastato prendersi, quando era giovanissimo, prima sua madre, poi suo padre. Mettergli di traverso una macchina, sulla sua strada, sarebbe stato l’ultimo atto indegno. Al pensiero dei suoi ultimi istanti, quando gli occhi hanno visualizzato l’ostacolo, e rivisto il remake del suo passato remoto, non si riesce a non capitolare, o crollare in milioni di lacrime…

Eppure quest’estate, la sua “ultima estate”, nulla faceva presagire una cesoia, così atroce e netta, della sua esistenza. Giuseppe aveva il cielo negli occhi, nel cuore solo e semplicemente bontà, nonostante gli fosse stato tolto tantissimo lui aveva reagito come difficilmente si riesce a reagire, donando affetto, diventando l’amico, il confidente, il simpaticone, il “parente”, il bravo ragazzo che era. Peppo aveva fatto del dolore provato ricchezza di bontà da seminare su ogni terreno, anche quello meno fertile.

Anche quando si rapportava ai più piccoli, che lo adoravano, come mio figlio, era sempre propositivo, carico di fiducia. Ricordo quello che mi disse, la sera della festa della birra organizzata dalla Pro-Loco a Guardia Lombardi. Ero un pò preoccupata che Miky volesse aiutarli a gestire il piccolo gazebo allestito per la distribuzione delle birre: “Manuè, lass’lu fa, a stu criatur, sta a cura mia, nun t’n’garrcà…”mi esortò con la sua voce rassicurante, porgendomi la mano. Con quella stretta sigillammo un patto di reciproca fiducia e affidamento.

Così, per quella sera, poi per la seguente, Miky divenne la mascotte della Pro Loco, e anche con Danny e Michelangelo crearono quel “quartetto magico” che solo a vederli ti si riempiva il cuore, tanto era bella, spensierata, felice, piena di speranza, quella gioventù.

Chi lo ha conosciuto vi saprà dire lo stesso, Peppo aveva quel sorriso, insieme all’indaco delle sue pupille, che illuminava lo sguardo di chiunque lo incontrasse e non potevi fare a meno di pensare che era quello il vero “esempio di resilienza” ad una vita che, con lui, era stata sicuramente più matrigna che madre.

Eppure, se i suoi genitori erano morti prima di poterne piangere la scomparsa, i suoi familiari prima, la sua fidanzata poi, lo avevano accolto e abbracciato con quell’amore e dedizione che si donano alle rarità, così che quella fragilità iniziale potesse diventare una fortezza. Una fortezza che non è bastata per proteggerlo dall’ingiustizia che lo aspettava, ieri, sulla strada che tante volte aveva percorso con la sua moto.

Al punto che siamo posso dire, senza possibilità di essere smentita, che tutta Guardia lo piange e ai suoi parenti, alla sua ragazza, ai suoi amici più cari, voglio esprimere la mia più sincera ed affettuosa vicinanza, il mio pensiero più affranto e doloroso, perchè non si può gestire uno strappo così grande. Quel germoglio sarebbe dovuto diventare quercia nel campo dell’esistenza…

Chiudo con un estratto di un brano dei Nomadi – composto da Francesco Guccini “Canzone per un’amica” – che declinerò al maschile per lui…

“Non lo sapevi, ma cosa hai sentito
Quando lo schianto ti ha ucciso
Quando anche il cielo di sopra è crollato
Quando la vita è fuggita
Quando la vita è fuggita

Vorrei sapere a che cosa è servito
Vivere, amare, soffrire
Spendere tutti i tuoi giorni passati
Se presto hai dovuto partire
Se presto hai dovuto partire

Voglio però ricordarti com’eri
Pensare che ancora vivi
Voglio pensare che ancora mi ascolti
Che come allora sorridi
Che come allora sorridi”

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