Se il calcio è lo sport più bello del mondo, novanta minuti (più recupero) come quelli del Mapei Stadium ne sono la spiegazione scientifica. Sassuolo-Lecce non era una partita per cuori deboli, e le attese non sono state tradite. Alla fine a fare festa è il Lecce di Roberto D’Aversa (o del subentrato in panchina, in una stagione specchio di mille dinamiche), che vince 3-2 una battaglia d’altri tempi, sorpassa i propri limiti caratteriali e, soprattutto, mantiene un punto di vantaggio vitale sulla Cremonese in vista dell’ultimo, decisivo turno di campionato. Una partita che ha vissuto tre o quattro vite diverse all’interno dello stesso pomeriggio, decisa dall’ultimo pallone giocabile del match, scagliato in rete da Stulic al minuto novantacinque.
Il match si accende senza alcuna fase di studio. Il Sassuolo parte forte, ma il Lecce risponde colpo su colpo. La spia dell’intensità è altissima e le occasioni fioccano da una parte e dall’altra, con Koné a fare da frangiflutti a centrocampo e Cheddira a confermarsi lo spauracchio numero uno della difesa neroverde. L’attaccante marocchino, grande ex di turno, trova la via del gol già al 6′ minuto, ma l’urlo della gioia gli strozza in gola per la segnalazione del guardalinee: l’offside è netto, il VAR conferma e si resta sullo 0-0.
Il Sassuolo, scampato il pericolo, flirta due volte con il vantaggio, mostrando però il fianco alle ripartenze letali dei salentini. E al 15′ la legge dell’ex non perdona più. Cheddira scatta sul filo del fuorigioco, legge il tempo della retroguardia di casa con millimetrica precisione e beffa Turati in uscita. È il gol dell’1-0, la scintilla che fa esplodere il settore ospiti.
La reazione del Sassuolo, guidato dalla grinta di Eusebio Di Francesco, è però immediata e rabbiosa. Passano solo quattro minuti e al 19′ i neroverdi rimettono le cose a posto: Pedro Felipe inventa una traiettoria deliziosa per Laurienté, che si fa trovare pronto e trafigge il portiere leccese per l’1-1. Il Mapei si infiamma, il Sassuolo spinge sull’acceleratore per ribaltarla, ma la difesa del Lecce tiene e, nel momento di massimo sforzo dei padroni di casa, colpisce ancora. Minuto 27: Banda ara la fascia laterale, alza la testa e pennella un cross perfetto per l’inserimento di Cheddira. L’attaccante svetta più in alto di tutti e di testa firma la sua personale doppietta. È il 2-1 con cui le squadre vanno al riposo, non prima che a Thorstvedt venga annullato il gol del pari per una frazione di secondo di fuorigioco.
Il secondo tempo ricomincia sugli stessi binari folli della prima frazione. Il Sassuolo si riversa in avanti, ma Turati deve compiere gli straordinari per evitare il tris prima su Cheddira (scatenato) e poi su Banda. Di Francesco capisce che è il momento di rischiare il tutto per tutto. La panchina neroverde si muove, entrano forze fresche e il peso offensivo aumenta vistosamente. Nzola va a fare sportellate in area di rigore e al culmine di un’azione travolgente colpisce un palo clamoroso a portiere battuto, sfiorando un pareggio che in quel momento sarebbe stato ampiamente meritato.
Il finale è un monologo neroverde. Il Sassuolo ne ha visibilmente di più dal punto di vista fisico, complice anche un Lecce comprensibilmente arroccato a protezione di tre punti che varrebbero una stagione. Thorstvedt fa tremare la traversa con un missile dalla distanza, preludio a quello che accadrà all’82’.
L’azione si sviluppa sulla destra, Garcia mette al centro un pallone teso e basso. Lì, in mezzo a una selva di gambe, Walid Pinamonti si inventa il colpo della domenica, dell’anno, forse della carriera: un colpo di tacco magistrale, fulmineo, che manda il pallone nell’angolo più lontano dove nessuno può arrivare. È il 2-2.
Sulle ali dell’entusiasmo, Di Francesco vede i fantasmi della retroguardia salentina e decide di tentare il colpo del KO. Disegna un Sassuolo a trazione iper-offensiva: dentro quattro punte, doppio centravanti e baricentro alto. Il Lecce barcolla vistosamente. Pinamonti va vicino alla doppietta che avrebbe ribaltato il mondo, e poco dopo il giovane Volpato spara a lato di un soffio il pallone del 3-2.
Il destino, tuttavia, ha scritto un finale diverso per questa sceneggiatura. Il cronometro corre rapido oltre il novantesimo, i quattro minuti di recupero sono già passati e l’arbitro si appresta a fischiare la fine su un ultimo, disperato lancio lungo del Lecce nella trequarti avversaria. La difesa del Sassuolo, sbilanciata in avanti alla ricerca del colpaccio, si fa trovare impreparata. Gandelman ci crede, svetta di testa e fa una sponda intelligente verso il limite dell’area. Lì si avventa come un falco Stulic. Il coordinamento è perfetto, l’impatto con il pallone è totale: una sassata terrificante che si insacca sotto la traversa, lasciando Turati immobile. È il 3-2 al 95′.
Il triplice fischio arriva subito dopo il gol di Stulic, scatenando la gioia delirante dei giocatori del Lecce, che si riversano sotto la curva dei propri tifosi. Con questa vittoria clamorosa, il Lecce sale a quota 35 punti in classifica. Un bottino fondamentale, che permette ai salentini di mantenere il fatidico +1 sulla Cremonese (vittoriosa a sua volta e salita a quota 34).
La corsa per non retrocedere si deciderà dunque negli ultimi, caldissimi novanta minuti della stagione. Il Lecce ha il vantaggio psicologico e numerico di avere il proprio destino tra le mani: vincendo l’ultima partita sarà salvezza matematica, senza dover guardare i risultati degli altri campi. Ma dopo una giornata come questa, è chiaro che in questo campionato nulla può essere dato per scontato. La tensione è alle stelle, la salvezza è lì a un passo, ma ci sarà ancora da sudare il proverbiale sette camicie.




