Mondiali negli Usa? L’Iran preferisce restare a casa

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La nazionale iraniana non parteciperà ai Mondiali del 2026. La decisione è stata annunciata ufficialmente dal ministro dello Sport dell’Iran, Ahmad Donyamali, che in un’intervista televisiva ha confermato il ritiro della selezione asiatica dalla prossima Coppa del Mondo. Il torneo, organizzato congiuntamente da Stati Uniti, Messico e Canada, perde così una delle nazionali storicamente più presenti nelle ultime edizioni.

La scelta del governo iraniano arriva in un clima politico estremamente teso. Nelle ultime settimane il Medio Oriente è stato attraversato da un nuovo e violento conflitto che ha aggravato ulteriormente i rapporti tra Teheran e Washington. Proprio questo scenario ha spinto le autorità iraniane a prendere una posizione drastica, ritenendo impossibile la partecipazione della squadra nazionale a un torneo che si svolgerà in gran parte sul territorio statunitense.

Le parole del ministro Donyamali non lasciano spazio a interpretazioni. Durante l’intervista ha dichiarato che l’Iran non prenderà parte alla competizione, citando direttamente le tensioni con gli Stati Uniti e gli sviluppi recenti del conflitto. Il ministro ha accusato apertamente Washington di responsabilità nella crisi, sostenendo che il Paese non può partecipare a un evento sportivo ospitato da una nazione ritenuta responsabile delle recenti tragedie che hanno colpito l’Iran.

Nel suo intervento Donyamali ha fatto riferimento anche alla morte della guida suprema iraniana, Ali Khamenei, parlando di un atto che, secondo il governo iraniano, renderebbe impossibile qualsiasi forma di collaborazione o presenza simbolica negli Stati Uniti. Il ministro ha inoltre sottolineato come, negli ultimi mesi, il Paese abbia subito due conflitti in meno di un anno, con migliaia di vittime civili. In questo contesto, ha spiegato, la partecipazione alla Coppa del Mondo sarebbe impensabile sia dal punto di vista politico sia da quello morale.

La decisione rappresenta un colpo importante anche per la FIFA, che nelle scorse settimane aveva provato a mantenere aperto il dialogo. Il presidente della federazione internazionale, Gianni Infantino, aveva ribadito pubblicamente che il Mondiale avrebbe dovuto rappresentare un momento di unità globale, capace di superare le tensioni politiche.

Infantino aveva anche rivelato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si era espresso a favore della partecipazione della squadra iraniana al torneo. Secondo il numero uno della FIFA, Trump avrebbe dichiarato che la nazionale dell’Iran sarebbe stata “naturalmente la benvenuta” a disputare le proprie partite negli Stati Uniti, nonostante le difficoltà diplomatiche tra i due Paesi.

Nonostante questi tentativi di distensione, la posizione di Teheran si è rivelata definitiva. Il governo iraniano ha deciso di non inviare la propria nazionale al torneo, chiudendo così ogni possibilità di partecipazione alla competizione.

La rinuncia appare ancora più significativa se si considera che l’Iran aveva già ottenuto la qualificazione e aveva anche scoperto il proprio calendario nella fase a gironi. Inserita nel gruppo G, la squadra avrebbe dovuto affrontare avversari di livello internazionale in un girone particolarmente interessante.

La selezione iraniana, guidata in campo dal suo attaccante simbolo Mehdi Taremi, avrebbe debuttato il 15 giugno contro la Nazionale di calcio della Nuova Zelanda. Il match era programmato al SoFi Stadium di Inglewood, nell’area di Los Angeles.

La seconda partita del girone avrebbe visto l’Iran affrontare la Nazionale di calcio del Belgio il 21 giugno, sempre nello stesso impianto californiano. Infine, la fase a gironi si sarebbe conclusa il 26 giugno con la sfida contro la Nazionale di calcio dell’Egitto, prevista al Lumen Field di Seattle.

Secondo il calendario, tutte le gare del girone della squadra iraniana erano state assegnate a stadi situati negli Stati Uniti e non negli altri Paesi organizzatori, cioè Messico e Canada. Proprio questo elemento avrebbe contribuito a rendere ancora più complicata la presenza della squadra asiatica al torneo.

Ora resta da capire quali saranno le conseguenze sportive della decisione. La FIFA dovrà stabilire se sostituire l’Iran con un’altra nazionale oppure modificare la composizione del girone. Una situazione simile rappresenta un caso raro nella storia recente della Coppa del Mondo e potrebbe costringere l’organizzazione a prendere decisioni straordinarie.

Per i tifosi iraniani e per i giocatori della nazionale si tratta comunque di una grande delusione. La partecipazione ai Mondiali rappresenta sempre uno dei momenti più importanti per il calcio di un Paese, e la squadra iraniana era riuscita a conquistare con merito la qualificazione sul campo.

Tuttavia, ancora una volta, la politica e la geopolitica finiscono per intrecciarsi con lo sport. E in questo caso la tensione internazionale ha avuto la meglio sul calcio, privando i Mondiali 2026 di una delle nazionali più competitive del continente asiatico.

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