RAIMON PANIKKAR E LA FIGURA DI MELCHISEDEC.
Raimon Panikkar è un uomo che ha cercato di comprendere e di vivere l’esperienza della Vita ( con la V maiuscola ) dentro la nostra vita umana. “ Noi siamo dono alla Vita “
Nella prefazione alla sua opera Omnia, che ha personalmente curato, scrive:
“ tutti gli scritti che ho l’onore e la responsabilità di presentare non nascono da una semplice speculazione riflessiva, ma sono piuttosto autobiografici, ispirati cioè da una vita e da una praxis e solo successivamente plasmati in scrittura. Questa Opera Omnia copre un lasso di tempo di circa 70 anni in cui mi sono dedicato di approfondire il senso di una vita umana più giusta e piena. Non ho vissuto per scrivere, ma ho scritto per vivere in modo più cosciente e per aiutare i miei fratelli con pensieri che non sorgono soltanto dalla mia mente, ma scaturiscono da una Fonte superiore che si può forse chiamare Spirito, anche se non pretendo che i miei scritti siano ispirati”.
Molti si interrogano chiedendosi in che misura si può vedere “un oltre” Panikkar oggi?
A mio sentire ci sarebbe oggi da iniziare ad entrare nell’imponente Cattedrale che ci ha lasciato per addentrarci silenziosamente nelle tante Cappelle che la costituiscono. Un lavoro di approfondimento dei singoli temi, un andare più in profondità per renderli più accessibili anche a noi stessi.
E’ una nuova forma di educazione che deve nascere da quel silenzio che pulsa prima della parola.
Questo a mio sentire è il solo passo possibile per la Pace, il disarmo, la concordia e l’armonia tra tradizioni culturali e religiose tanto diverse che solo nel dialogo dialogico e non dialettico possono davvero compiere quella mutua fecondazione di cui Panikkar è grande istigatore.
Restare in dialogo con Panikkar è anche restare in dialogo con i nostri morti, una virtuosa abitudine, un’umana necessità che abbiamo perduto, lasciando sgretolare la nostra vita nel caso, guidata da una perenne angoscia per la mancanza di senso.
“Ora che abbiamo abbandonato i vecchi riti difensivi e protettivi – scrive Pietro Citati in un vecchio articolo che tengo prezioso – la ferita, forse, è diventata ancora più tremenda “.
Panikkar con la sua mistica ci invita a rispondere ai problemi del mondo, a superare tutte le opposizioni, non una cosa meglio dell’altra, ma un silenzio più in profondità per andare oltre l’Ecologia e scoprire che cosa sia l’Ecosofia: ” l’integrazione della terra nella nostra spiritualità”.
Oggi siamo di fronte non a un mondo sostenibile, ma a un mondo impossibile e, come mai è avvenuto prima, ad un possibile aborto cosmico, ecco la necessità e l’urgenza di un nuovo stile di vita e una nuova civiltà. La coscienza ecosofica implica anche un cambiamento antropologico.
E qui mi piace riportare al cuore la figura di Melchisedec, tanto cara a Panikkar, che ci teneva a sottolineare che la sua ordinazione a sacerdote era nell’ordine di Melchisedec.
Melchisedec, una misteriosa figura biblica, era re di Salem ( l’antica Gerusalemme ) e sacerdote del Dio altissimo che incontrò e benedisse Abramo offrendogli pane e vino (dopo la battaglia di Siddim in cui Abramo sconfisse i quattro re che avevano rapito suo nipote Lot e portato via il bottino di Sodoma e Gomorra ) e ricevendo da lui la decima. Melchisedec è considerato un prototipo di Gesù Cristo, prefigurando il sacerdozio eterno, poiché la Bibbia lo descrive come : “ senza padre, senza madre, senza genealogia, senza inizio di giorni, né fine di vita “, un parallelismo con la natura divina e sacerdotale di Cristo.
Perchè figura così cara a Panikkar?
Panikkar ha sempre sentito profondamente e prepotentemente la sua missione sacerdotale e non è forse anche l’uomo sacerdote, il mediatore tra cielo e terra? Ma ancor di più oggi questa missione deve diventare cosmica, tenendo insieme le cinque dimensioni del nostro essere umani: corpo, anima, spirito, polis e cosmos.
Panikkar ci parla di una spiritualità dell’infinito e della libertà, una spiritualità che espelle la paura sino a non accettare la validità meta-fisica delle leggi fisiche . “Questo – scrive – è in accordo con la mia intuizione della creatio continua – che ora la fisica contemporanea è molto più aperta ad ammettere come plausibile “.
Ecco che torniamo alle sue parole : “il senso della vita è la Vita, la vita stessa . La nostra personale vita è “ontonomicamente* legata al senso che io le scopro, o le attribuisco”. E questo non è filosofare, ma è toccare anche con i sensi la consapevolezza ultima della vita, dove l’esperienza è inseparabile dalla sua interpretazione .
“Il senso della vita è la Vita, il mio camminare verso la Vita… e la vita non è un mezzo. Non c’è dunque da stupirsi della nevrosi odierna, della patologia del fare come evasione da se stessi, dell’alienazione della nostra stessa vita”.
E come sempre dopo le mie riflessioni che con voi condivido, mi piace aprire un libro di Panikkar …ecco che ho trovato, un suo saluto : “ Gioia a tutti “ .
*Ontonomia: concetto filosofico sviluppato da Raimon Panikkar, è: “ la legge dell’essere, intesa come la relazione interna e costitutiva fra tutte le parti della realtà. Rappresenta una via media tra eteronomia ( dominio esterno ) e autonomia ( indipendenza), dove ogni parte rispecchia il tutto . Si fonda sull’inter-in-dipendenza armoniosa .




