Raffaele Sepe, il tenore che trasforma il silenzio in musica

Data:

Condividi:

Prima del palcoscenico, c’era il buio. E una voce. Una voce che per Raffaele Sepe non è mai stata solo strumento: è dono, mistero, ponte tra anime. Nato a San Gennaro Vesuviano e cresciuto a Piazzolla di Nola, Sepe porta addosso i segni di una terra che sa essere madre e laboratorio. È lì, alle falde del Vesuvio, che la sua vocazione prende forma: notti intere passate ad ascoltare la radio, incantato dai timbri, dalle sfumature, dalle identità sonore che sembravano arrivare da un altro mondo. “La voce per me è sempre stata un regalo – confida – qualcosa che mi permetteva di entrare in contatto con i colori dell’anima. Non solo la mia, ma anche quella degli altri”. Da quelle prime intuizioni agli esordi con l’Orchestra Alfaterna il passo è breve. Ma il percorso che ne nasce è tutto fuorché locale. Dopo il diploma al Conservatorio di San Pietro a Majella, la sua formazione diventa internazionale: Yale Universitynegli Stati Uniti e Academy of Vocal Arts di Philadelphia. In mezzo, incontri decisivi. Su tutti, quello con il tenore Nunzio Todisco, maestro che incide nel profondo: da lui Sepe apprende i segreti della tecnica, il respiro della tradizione lirica e una visione del canto come espressione autentica dell’anima. Una carriera che attraversa tre continenti
Da quel momento il palcoscenico si allarga a dismisura. Europa, America, Asia. Oltre 42 ruoli da tenore solista. Sepe calca scene prestigiose: dal Teatro Comunale di Bologna, dove è Ruggero ne LaRondine di Puccini, al Théâtre du Châtelet di Parigi, fino al Teatro Coliseo di Buenos Aires. Negli Stati Uniti è protagonista alla New York City Opera e in altre produzioni americane. L’Est Europa lo accoglie al Teatro Nazionale dell’Opera di Lettonia e a Tallinn. Ma è in Russia che il suo nome diventa familiare: NovayaOpera di Mosca e il leggendario Teatro Bol’šoj. Il repertorio parla per lui: Don José in Carmen, Werther di Massenet, Alfredo ne La Traviata, Cavaradossi in Tosca, Rodolfo ne La Bohème, Pinkerton in Madama Butterfly, Don Carlo di Verdi, Luigi ne Il Tabarro, Donello ne La Fiamma di Respighi. Senza dimenticare il grande repertorio francese con Roméoet Juliette e Faust. A questo si affianca la dimensione sinfonico-sacra: solista nel Requiem di Verdi – eseguito anche alla presenza di Papa Francesco, tra i momenti più intensi della sua carriera – e nella Nona Sinfonia di Beethoven.
“Rinasci… È l’Alba”: la vita come speranza che non muore
Accanto all’attività lirica, Sepe coltiva da anni l’insegnamento, in ambito pubblico e privato. Ma è con la sua più recente produzione, Rinasci… È l’Alba, che firma un passo nuovo: regista ed esecutore di uno spettacolo che è racconto, confessione, rito. “Un’opera sulla vita come opportunità – spiega – come speranza che non muore. Un viaggio di emozioni che attraversa tutte le fasi dell’esistenza, fino a ritrovare quel bambino che vive dentro ognuno di noi”.
Il 14 maggio lo spettacolo andrà in scena all’Auditorium “Vincenzo Sorrentino” di Saviano (NA). Ad accompagnarlo, il soprano Ellen Kachlishvili: due voci che si intrecciano per raccontare, con intensità e profondità, le molteplici sfumature dell’esistere. La direzione musicale e la guida dell’ensemble Gli Anelli di Saturno sono affidate al M° Antonio Saturno. Presenta la serata Sandy De Stefano.
Un incontro a Mosca, un progetto per la Campania
È proprio durante un concerto a Mosca che la vita artistica di Sepe incontra quella personale. Lì conosce Ellen Kachlishvili, soprano dalla voce intensa e raffinata, oggi sua moglie e compagna d’arte. Da quell’incontro nasce un legame umano e artistico che si trasforma in visione condivisa. Durante il Covid, mentre i teatri tacevano, i due decidono di reagire: fondano l’associazione culturale e musicale no profit ‘’La Voce dell’Anima’’. Obiettivo dichiarato: portare arte, musica e cultura nel territorio campano. “Una terra straordinaria per bellezza e tradizione – sottolinea Sepe – che a volte ha bisogno di nuove energie e iniziative culturali capaci di creare comunità”.
Il ritorno all’opera: Chicago e il Requiem di Verdi
Dopo alcuni anni di pausa, dettati da vicende personali e professionali, il palcoscenico d’opera resta per Sepe una dimensione essenziale, mai dimenticata. Il prossimo anno segnerà la ripresa della sua attività come tenore solista negli Stati Uniti con il Requiem di Verdi a Chicago: un nuovo inizio, il primo passo di un percorso che l’artista auspica ricco di traguardi.
Perché, come lui stesso ricorda, a volte è proprio dal silenzio che comincia la musica. E la sua voce, nata nel buio delle notti vesuviane, oggi torna a vibrare. Sul palcoscenico. E nella vita.

Articoli Correlati

Sciopero Atm a Milano: protesta ridotta per il concerto

Giornata complicata per il trasporto pubblico milanese, anche se con disagi più contenuti rispetto a quanto inizialmente previsto....

Memoria e tragedia nella narrativa campana: Angelo Amato de Serpis racconta la guerra e il presente

Dal bombardamento di Pomigliano d’Arco e Castello di Cisterna del 1943, fino alle tristi vicende odierne di Gaza...

Guerra Iran-Israele, Trump minaccia Teheran: “Senza accordo sarà annientata”

Torna a salire la tensione sul fronte mediorientale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un...

Agrigento, coppia di sposi americani muore in scooter durante il viaggio di nozze

Tragedia sulle strade della provincia di Agrigento, dove una coppia di giovani sposi statunitensi ha perso la vita...