Ucraina, Trump frena sui missili Tomahawk: “Decisione presa, ma prima Kiev deve chiarire come li userà”

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La guerra in Ucraina è arrivata al giorno 1.322, e il conflitto continua a infiammarsi tra nuovi bombardamenti russi e tensioni diplomatiche sempre più complesse. Dall’altra parte dell’Atlantico, il presidente americano Donald Trump ha annunciato di aver “preso una decisione” sull’invio dei missili Tomahawk a Kiev, ma ha chiarito che il via libera non sarà immediato. “Prima – ha detto – voglio capire come l’Ucraina intende utilizzare queste armi. È una scelta che può cambiare l’equilibrio della guerra, ma anche del mondo.”

La dichiarazione è arrivata durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, nella quale Trump ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti a Kiev, ma ha anche lasciato intendere di voler imporre condizioni più rigide sull’uso degli armamenti avanzati forniti all’esercito ucraino. Secondo alcuni analisti, Washington teme che un impiego offensivo dei Tomahawk sul territorio russo possa scatenare una reazione militare diretta di Mosca, con il rischio di un’escalation incontrollabile.

Il bombardamento di Leopoli: “La notte più buia dall’inizio della guerra”

Mentre gli Stati Uniti valutano le proprie mosse, l’Ucraina è tornata a vivere ore di terrore. Nella notte tra domenica e lunedì, la città di Leopoli, cuore culturale e simbolo dell’Ucraina occidentale, è stata colpita dal peggior bombardamento dall’inizio dell’invasione su larga scala, nel febbraio 2022.

Secondo le autorità ucraine, cinque persone sono morte, tra cui una ragazza di appena 14 anni, e almeno 18 sono rimaste ferite. L’attacco ha preso di mira in particolare le infrastrutture energetiche, provocando blackout diffusi in tutta la regione. Le temperature, già in netto calo, hanno reso la situazione ancora più difficile per migliaia di famiglie rimaste senza elettricità e riscaldamento.

Il sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi, ha parlato di “una notte infernale” e di una “strategia deliberata di terrore” da parte di Mosca: “Colpiscono i civili e l’energia per piegare la nostra resistenza, ma non ci riusciranno.”

Gli attivisti italiani coinvolti nell’attacco

Tra le persone coinvolte nel bombardamento figurano anche 110 attivisti pacifisti italiani appartenenti al Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN). Il gruppo, composto da volontari e operatori umanitari, viaggiava su un treno partito da Kharkiv e diretto verso il confine polacco proprio nelle ore in cui i missili russi hanno colpito la regione di Leopoli.

“Il cielo era illuminato a giorno, abbiamo sentito le esplosioni e visto gli incendi in lontananza”, hanno raccontato alcuni di loro. “Per fortuna siamo rimasti illesi, ma è stato un momento di paura vera.”
La Farnesina ha confermato che non ci sono feriti tra i cittadini italiani, e che l’ambasciata a Kiev è rimasta in contatto costante con i rappresentanti del movimento per monitorare la situazione.

Le reazioni internazionali

Le parole di Trump hanno provocato reazioni contrastanti sullo scenario internazionale. Da un lato, Kiev ha espresso “fiducia nella cooperazione strategica con gli Stati Uniti”, ma ha anche chiesto che non vengano posti limiti eccessivial tipo di armamenti forniti, sottolineando il diritto dell’Ucraina a difendersi “con ogni mezzo necessario”.

Mosca, dal canto suo, ha definito la decisione americana “un’ulteriore provocazione” e ha avvertito che l’eventuale invio dei Tomahawk rappresenterebbe “una minaccia diretta alla sicurezza russa”. Il Cremlino ha inoltre ribadito che ogni attacco al territorio della Federazione sarà considerato “un atto di guerra da parte della Nato”.

Nel frattempo, l’Unione Europea si è detta pronta ad aumentare gli aiuti umanitari all’Ucraina, mentre cresce la preoccupazione per l’impatto dei bombardamenti sull’inverno alle porte.

Un conflitto che non si ferma

A quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione, la guerra in Ucraina resta un dramma senza fine. Le vittime civili aumentano, le città vengono distrutte, e la diplomazia fatica a trovare un varco. Le parole di Trump aprono un nuovo capitolo di incertezza, ma anche la possibilità – seppur fragile – di una maggiore cautela nelle decisioni militari.

Nel frattempo, il popolo ucraino continua a resistere, tra la paura delle bombe e la speranza di una pace che, per ora, resta ancora lontana.

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