A Ponte di Nona, quartiere alla periferia est di Roma, cresce la paura per una serie di molestie ai danni di adolescenti. Negli ultimi mesi cinque ragazze, tutte tra i 13 e i 17 anni, hanno denunciato di essere state aggredite in strada da un uomo che, oltre a palpeggiarle, avrebbe ripreso gli episodi con il cellulare.
Le segnalazioni sono partite a giugno e si sono ripetute fino ai primi giorni di settembre. Le zone coinvolte sono sempre le stesse: fermate dell’autobus, strade laterali poco frequentate e l’area del ponte pedonale che collega la fermata bus al centro commerciale Roma Est. Proprio qui, il 7 settembre, è avvenuto l’ultimo episodio. Una delle vittime ha raccontato che l’uomo l’avrebbe molestata filmando la scena con il proprio smartphone, prima di allontanarsi rapidamente.
Un sospetto con tratti ricorrenti
Le giovani hanno descritto il molestatore con caratteristiche simili: circa trent’anni, corporatura atletica, barba lunga, carnagione chiara e tatuaggi visibili. L’accento italiano e la sicurezza nei movimenti lasciano pensare che conosca bene la zona. Il fatto che utilizzi il telefono per registrare gli episodi è considerato un dettaglio preoccupante dagli inquirenti: i filmati potrebbero essere già stati diffusi o conservati come trofei.
Le indagini
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo e affidato le indagini ai carabinieri e alla polizia locale. Sono state acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza nelle strade vicine, mentre le pattuglie hanno intensificato i controlli nelle aree più frequentate dagli studenti e dai pendolari. Gli investigatori ritengono possibile che altre ragazze abbiano subito episodi simili senza però trovare il coraggio di denunciarli.
Clima di paura nel quartiere
Tra i residenti cresce la preoccupazione. Molti genitori accompagnano personalmente i figli alle fermate degli autobus o al centro commerciale, luoghi ritenuti ormai a rischio. Le autorità invitano chiunque abbia subito o assistito a episodi analoghi a rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine, per fornire elementi utili a bloccare l’aggressore.
Il caso resta aperto e la priorità degli inquirenti è fermare l’uomo prima che possa colpire di nuovo. La comunità chiede più sicurezza e una risposta rapida da parte delle istituzioni.




