Record morti per valanghe: l’Italia tra i più colpiti

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La stagione invernale 2025‑26 ha segnato unpreoccupante aumento delle vittime di valanghe in Europa. Secondo i dati ufficiali raccolti dall’European Avalanche Warning Services (EAWS),sono stati 136 i morti causati da slavine sulle Alpi e nelle altre zone montuose europeenell’inverno appena concluso,quasi il doppio rispetto alle 70 vittime registrate nella stagione 2024‑25. Per trovare un numero di decessi simile bisogna tornare alla stagione 2017‑18, che registrò 147 morti per valanghe.

Tra i paesi europei montani, èl’Italia ad aver registrato il numero più alto di vittime da valanghe:38 persone hanno perso la vita questa stagionea causa del distacco di neve lungo pendii e versanti alpini. Immediatamente dopo si collocanoFrancia (32 morti)eAustria (30 morti).

L’evento più tragico della stagione è stato un distacco di neve sullaCima Vertana, nel Gruppo dell’Ortles, inAlto Adige (Trentino‑Alto Adige/Südtirol), dovecinque persone sono state ucciseall’inizio di novembre.

Gli esperti spiegano che l’aumento dei decessi non è dovuto semplicemente a più persone sui pendii, ma anche afattori tecnici legati alla neve stessa. Durante l’inverno, una combinazione dinevicate intermittentie periodi difreddo intenso, soprattutto a gennaio, ha favorito la formazione distrati di neve deboli persistenti. Questi strati, formati da brina o neve non consolidata, sono spessocoperti da nuovi accumuli nevosiche non si integrano bene con il fondo, rendendo il manto nevoso instabile. Anche unpiccolo sovraccarico— come il passaggio di uno sciatore o un’escursionista — può innescare il distacco di enormi masse nevose.

Il cambiamento climatico gioca un ruolo sempre più evidente in questi fenomeni:temperature più elevate e forti variazioni termichealterano i ritmi stagionali e la stabilità del manto nevoso, aumentando il rischio di valanghe. Ilvento forte, inoltre, trasporta la neve creandolastroni fragili e compatti, che sono particolarmente pericolosi perché possono staccarsi improvvisamente su pendii ripidi.

La stagione 2025‑26 ha mostrato cheanche escursioni o attività sulla neve apparentemente sicure possono diventare letalise il manto nevoso è instabile. Il numero di vittime è cresciuto in modo marcato non solo per freerider e sci alpinisti, ma anche per escursionisti invernali e ciaspolatori. L’Italia, a fronte dell’aumento di persone in montagna negli ultimi anni, ha pagato il prezzo più alto in termini di vite umane.

I servizi di allerta valanghe continuano a raccomandareestrema cautelaprima di avventurarsi in quota, soprattutto su pendii ripidi e fuori dai tracciati controllati, così come la consultazione costante dei bollettini di pericolo.

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