Il Tribunale civile di Milano – Sezione XV civile specializzata in materia di impresa ha emesso un provvedimento che potrebbe fermare l’attività dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, a partire dal 24 agosto 2026. La decisione arriva in seguito a un ricorso presentato da un gruppo di cittadini residenti preoccupati per i rischi attuali di pregiudizi alla salute derivanti dalle emissioni e dall’inquinamento della produzione siderurgica.
Secondo il Tribunale, alcune prescrizioni della Autorizzazione Integrata Ambientale 2025 relative al monitoraggio delle polveri (come PM10 e PM2,5), alla gestione delle emissioni diffuse e alla combustione delle torce di affinazione dell’acciaio non prevedono termini certi per la loro realizzazione. Per questo motivo, il giudice ha deciso di disapplicare parzialmente tali prescrizioni e di sospendere l’attività produttiva dell’area a caldo a tutela della salute pubblica, anche alla luce delle indicazioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Il provvedimento non è immediatamente esecutivo: potrà infatti entrare in vigore solo se non impugnato nei termini dalle controparti, ovvero Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia Holding e Ilva in amministrazione straordinaria. Nel frattempo, questi soggetti possono presentare un’integrazione dell’AIA 2025 indicando termini certi e ragionevolmente brevi per attuare gli interventi di ambientalizzazione richiesti dal Tribunale.
La decisione ha già acceso il dibattito tra istituzioni, sindacati e comunità locali, tra chi sottolinea l’importanza della tutela della salute pubblica e chi evidenzia i possibili impatti occupazionali e industriali legati a una sospensione delle attività dello stabilimento.




