Le donne transessuali vittime di tratta vivono ai margini della società, invisibili a molti, ma sono purtroppo ricercate da un mercato che non si è mai fermato, se non per una breve interruzione durante l’emergenza Covid-19. Spesso provenienti da paesi come l’Argentina, il Brasile e la Colombia, queste donne sognano una vita migliore in Europa, ma vengono travolte dalla dura realtà di essere costrette alla prostituzione e a subire abusi sistematici. Alla vigilia della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, istituita da Papa Francesco, un sacerdote di frontiera, don Andrea Conocchia, lancia un appello alle parrocchie: aprire le porte a queste donne, spesso emarginate e abbandonate. Il parroco di Torvaianica, sul litorale romano, da anni accoglie e aiuta donne transessuali che lavorano come sex workers, cercando di offrire loro un punto di riferimento di solidarietà e speranza.
La tratta e la vita delle donne transessuali in Europa
Le donne transessuali coinvolte nella tratta arrivano in Europa con l’illusione di una vita migliore, ma si trovano ben presto prigioniere di un sistema che le sfrutta senza pietà. Molte di loro sono giovani, con meno di 30 anni, e alcune sono addirittura minorenni al momento del loro arrivo. Tuttavia, dietro l’apparente opportunità di un futuro migliore, si nasconde un’esperienza di violenza, sfruttamento e schiavitù. Ripudiate dalle loro famiglie e dalle società di origine per la loro identità di genere, queste donne fuggono spesso da situazioni di violenza per cercare una nuova vita, solo per ritrovarsi intrappolate nel circuito della prostituzione e della tratta. L’associazione Libellula, che da oltre trent’anni si occupa dei diritti delle persone transessuali in Italia, spiega i meccanismi di questa drammatica realtà. Le donne trans vittime di tratta devono ripagare un “debito” che si aggira tra i 15.000 e i 20.000 euro, una cifra che rappresenta una sorta di pizzo che sono costrette a pagare per arrivare in Europa. Ma questo non è l’unico ostacolo che affrontano. Molte di loro vedono il loro passaporto sequestrato dai loro sfruttatori, che utilizzano questo documento per tenerle sotto controllo, rendendole ancora più vulnerabili. Le vittime sono costrette a pagare per un posto sul marciapiede, il vitto e l’alloggio alle cosiddette “cafetinas” – altre donne trans che hanno fatto la “scalata sociale” e che ora controllano le nuove arrivate. La situazione diventa ancora più tragica quando queste donne sono avviate all’uso di stupefacenti da parte degli sfruttatori, che diventano anche i loro pusher. Gli abusi fisici e psicologici sono all’ordine del giorno, e le dipendenze dalle droghe contribuiscono ad aumentare la spirale di sfruttamento. Molte delle vittime di tratta vengono anche costrette a non usare il preservativo, rendendole ancora più vulnerabili a malattie sessualmente trasmissibili. È un ciclo di violenza che sembra senza fine.
Don Andrea Conocchia: Un parroco di frontiera in prima linea
Don Andrea Conocchia, sacerdote della parrocchia di Torvaianica, è uno dei pochi che ha deciso di lottare contro questa ingiustizia. Da anni, accoglie e aiuta donne transessuali sex workers, offrendo loro non solo un rifugio fisico, ma anche un supporto morale e spirituale. “Le parrocchie devono aprire le porte a queste donne”, afferma don Andrea, che ha visto molte di loro arrivare nella sua parrocchia disperate e vulnerabili. “È fondamentale offrire loro occasioni di incontro, come i pranzi di Natale o quelli della domenica, per dare loro un senso di comunità”, aggiunge il sacerdote. Don Andrea racconta storie di donne che hanno affrontato orribili esperienze, come quelle che non potendo accedere alle terapie ormonali si iniettavano il silicone per le strade, con siringhe veterinarie. “Le parrocchie possono fare molto, non solo accogliendo, ma anche ascoltando”, dice il sacerdote, che ha accompagnato molte delle donne transessuali della sua parrocchia all’udienza generale con Papa Francesco e a pranzi ufficiali con il pontefice. Queste esperienze hanno rappresentato momenti di dignità e umanità, in un contesto in cui molte di loro sono trattate come oggetti.
I clienti e il ruolo della comunità
Un altro aspetto fondamentale di questa realtà dolorosa è la comprensione del ruolo che la società gioca nel perpetuare il sistema di sfruttamento. “I clienti non sono extraterrestri, sono persone normali, come noi”, sottolinea don Andrea. Questo serve a ricordare che il fenomeno della prostituzione forzata non è una questione isolata, ma coinvolge una parte della società che spesso rimane silente e indifferente. La lotta contro la tratta e lo sfruttamento sessuale deve includere anche una riflessione su come la società possa essere più consapevole del suo ruolo nel mantenere in vita questi circuiti di abuso. Le parole di don Andrea sono un invito a non ignorare queste donne e la loro sofferenza. “Non basta solo accogliere, bisogna essere disposti a impegnarsi in prima persona, a creare spazi di incontro, di ascolto e di sostegno. È importante che le parrocchie e la comunità cristiana in generale si facciano carico di queste persone”, conclude il sacerdote.
Un appello alla solidarietà e all’accoglienza
L’appello di don Andrea Conocchia è chiaro e forte: le parrocchie devono aprire le loro porte a queste donne che vivono ai margini della società, spesso in una condizione di totale invisibilità. Solo attraverso l’accoglienza e il sostegno concreto possiamo sperare di spezzare il ciclo di sfruttamento e violenza in cui sono intrappolate. Lavorare insieme per difendere i diritti di queste donne è una responsabilità che appartiene a tutta la comunità. La Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, istituita da Papa Francesco, è un’occasione per riflettere su questo dramma e per impegnarsi a fare la differenza, aprendo le porte della solidarietà e della speranza a chi ne ha più bisogno.




