Caso aperto: la Procura romana valuta riapertura per Ungari

Data:

Condividi:

La vicenda della morte di Paolo Ungari, docente universitario e figura di spicco nel campo dei diritti umani, torna al centro dell’attenzione giudiziaria a distanza di quasi tre decenni. La Procura di Roma sta valutando la richiesta di riaprire l’inchiesta sulla sua morte, avvenuta nel settembre del 1999, dopo che la famiglia ha presentato un’istanza con nuovi elementi e dubbi sulle vecchie conclusioni delle indagini.

La vicenda ha avuto inizio il 6 settembre 1999, quando Ungari, allora presidente onorario della Lega internazionale per i diritti umani (FIDH), fu trovato privo di vita nel vano di un ascensore in piazza d’Ara Coeli a Roma, vicino alla sede dell’organizzazione. Per anni la sua morte era stata trattata come un tragico incidente, probabilmente dovuto a una caduta accidentale mentre tentava di entrare o uscire dalla tromba dell’ascensore.

Tuttavia, per la famiglia e per alcuni esperti, molti aspetti della dinamica restavano poco chiari, e negli anni si sono accumulate perizie e testimonianze che hanno messo in discussione la tesi dell’incidente.

Nel documento presentato alla Procura di Roma, la famiglia di Ungari – in particolare Fabia Bettini, figlia della vedova – ha evidenziato incongruenze nelle vecchie indagini e nuovi spunti investigativi che, a loro avviso, non sono mai stati adeguatamente esplorati. I familiari sostengono che vi siano nuove circostanze e potenziali fonti di prova che potrebbero aiutare a chiarire le cause della morte e portare all’individuazione dei responsabili.

Nell’istanza si legge che di recente si è venuti a conoscenza di informazioni che, insieme alle prove già acquisite e opportunamente approfondite, «possono ragionevolmente far giungere gli inquirenti all’acquisizione di nuove fonti e soprattutto alla determinazione certa delle cause della morte».

La morte di Paolo Ungari non fu dovuta a un incidente, ma venne ucciso”, recita la richiesta, che ora è al vaglio dei magistrati della capitale.

Tra i punti chiave della nuova istanza vi sono alcuni rapporti e perizie tecniche che – secondo i legali della famiglia – smentirebbero la tesi dell’incidente. Secondo queste analisi, non sarebbe possibile che Ungari abbia aperto la porta dell’ascensore senza che la cabina fosse allineata al piano, escludendo così un semplice cedimento o una caduta accidentale.

Inoltre, nel corso degli anni sarebbero emersi nuovi testimoni mai ascoltati in precedenza e documenti finora non acquisiti che potrebbero offrire ulteriori indizi utili alle indagini. Tali elementi sono ritenuti dalla famiglia e dai loro legali sufficienti per giustificare una revisione dell’inchiesta originaria e una sua possibile riapertura.

Paolo Ungari era un accademico rispettato e un esperto di diritti umani. Professore di storia del diritto italiano presso l’Università LUISS di Roma e presidente della Commissione diritti dell’uomo presso la Presidenza del Consiglio, la sua morte aveva suscitato nel tempo numerose domande e speculazioni, proprio perché legata a una figura così nota e impegnata nel campo dei diritti civili.

La sua carriera e l’impegno civile avevano fatto di lui non solo un docente stimato, ma anche un punto di riferimento in ambito internazionale per le questioni legate alla tutela dei diritti umani.

La Procura di Roma ha preso in seria considerazione l’istanza presentata dalla famiglia e sta valutando se vi siano gli estremi per riaprire formalmente il caso. La decisione, che dovrà arrivare nelle prossime settimane, non è automatica: i magistrati devono verificare se i nuovi elementi siano realmente in grado di far emergere novità significative rispetto alla precedente archiviazione del procedimento, avvenuta nel 2003.

Se la Procura dovesse decidere di procedere con la riapertura, potrebbe essere avviata una nuova fase di accertamenti che includerebbe nuovi interrogatori, perizie aggiornata e acquisizione di ulteriori prove.

La famiglia di Ungari, assistita dall’avvocato Paolo Toscano, ha espresso piena fiducia nel lavoro della magistratura, auspicando che questa svolta possa finalmente portare a una ricostruzione completa della verità. Fabia Bettini ha sottolineato come, nonostante siano passati molti anni, continuare a cercare risposte sia un atto di rispetto nei confronti della memoria del padre e della dignità di una vita dedicata al diritto e ai diritti umani.

La possibile riapertura del caso Ungari riporta alla luce uno degli episodi più discussi e oscuri della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi decenni. La decisione della Procura di Roma potrebbe segnare un punto di svolta, non solo per la famiglia, ma anche per la fiducia nelle istituzioni e nella capacità della giustizia di affrontare casi irrisolti del passato.

In un Paese dove la memoria giudiziaria spesso sfida il tempo, il caso Ungari potrebbe essere uno dei più significativi test per la procura, chiamata a bilanciare rispetto delle procedure con la ricerca della verità a tutti i costi.

Articoli Correlati

Vico Equense riscopre Mantegna: conferenza su “La Sepoltura di Cristo”

C’è un silenzio che parla. È quello che avvolge il corpo di Cristo, deposto con dolore e grazia....

“Note che parlano”: a Nola il concerto degli allievi del Liceo Musicale Albertini

Ci sono note che non hanno bisogno di parole. Parlano da sole. Raccontano emozioni, storie, sogni. Sono le...

Gennaro Galeotafiore porta “Sapori di Napoli” a Bruxelles: il fritto napoletano conquista l’Europa

Bruxelles, 6 maggio 2026 – La tradizione gastronomica campana sbarca nel cuore dell’Europa grazie a Gennaro Galeotafiore e...

“Louis Armstrong, la leggenda”: a Roccarainola la musica contro il razzismo

Venerdì 15 maggio 2026, ore 18.30, Museo Multimediale ex Chiesa S. Maria delle Grazie: un incontro con l’autrice...