Gli autovelox italiani entrano finalmente in una nuova era di trasparenza e regolarità. Con il recente intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, arriva un chiarimento tanto atteso dagli automobilisti: non tutti i dispositivi presenti sulle strade sono automaticamente considerati legittimi per rilevare infrazioni. Il provvedimento stabilisce regole precise per omologazione, taratura e controlli periodici, mettendo ordine in anni di polemiche e incertezze sul tema.
Il ministro Salvini ha spiegato che gli autovelox approvati dopo il 2017 saranno considerati conformi ai requisiti di omologazione e potranno essere utilizzati senza ulteriori verifiche. Diversa la sorte dei dispositivi installati prima di quella data: per continuare a operare, dovranno essere aggiornati secondo i nuovi standard tecnici previsti dal decreto. “Abbiamo trovato un vero far west”, ha dichiarato Salvini durante il question time alla Camera, sottolineando come la situazione precedente fosse caratterizzata da un’assenza di quadro chiaro sul numero, la collocazione e la regolarità dei dispositivi.
Per mettere fine a questa incertezza, è stata lanciata una piattaforma nazionale che consente di censire tutti gli autovelox presenti sul territorio italiano, sia quelli installati dagli enti locali sia quelli utilizzati dai concessionari di strade a pedaggio. Il sistema, accessibile online sul sito del Ministero e sul Portale dell’Automobilista, permette di conoscere marca, modello, numero di matricola, decreto di riferimento e omologazione chilometrica di ogni apparecchio. Grazie a questa novità, gli automobilisti potranno verificare autonomamente la regolarità dei dispositivi e contestare eventuali multe emesse da strumenti non conformi.
I primi dati raccolti dalla piattaforma mostrano numeri molto diversi rispetto alle stime degli ultimi anni. Sul territorio sarebbero presenti circa 11 mila autovelox, ma solo circa 3.900 risultano registrati e considerati legittimi dagli enti locali. Di questi, appena il 29% è già pienamente conforme ai requisiti tecnici del nuovo decreto, mentre gli altri dovranno essere aggiornati per evitare sanzioni contestabili.
Il nuovo provvedimento, frutto di un tavolo tecnico che ha coinvolto il Ministero dell’Interno, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e l’Anci, è stato esaminato a gennaio e successivamente inviato al Ministero delle Imprese per l’avvio della procedura di informazione prevista dalla normativa europea. Il testo è stato pubblicato sulla piattaforma TRIS, dove resterà aperto alle osservazioni fino al 4 maggio. Solo dopo questo passaggio, e il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il provvedimento entrerà definitivamente in vigore.
L’obiettivo della nuova disciplina è duplice. Da un lato, garantire maggiore sicurezza sulle strade, poiché gli autovelox devono avere come finalità primaria il rispetto dei limiti e la prevenzione degli incidenti. Dall’altro, ridurre le controversie e i ricorsi legati alla legittimità dei dispositivi. Per anni, infatti, molti automobilisti hanno impugnato multe sostenendo che gli apparecchi non fossero regolari o pienamente omologati, creando un contenzioso diffuso e costoso per gli enti locali.
Con la nuova piattaforma, i cittadini avranno finalmente uno strumento concreto per controllare le infrazioni, mentre le amministrazioni potranno gestire in modo più efficiente gli aggiornamenti dei dispositivi. La stretta sugli autovelox più vecchi rappresenta anche un incentivo per le amministrazioni a investire in tecnologia più moderna, precisa e sicura.
In sintesi, la riforma punta a porre fine al “far west” degli autovelox e a introdurre un quadro chiaro e uniforme su tutto il territorio italiano. Gli automobilisti potranno verificare la regolarità di ogni multa, mentre le amministrazioni locali saranno chiamate ad aggiornare i dispositivi obsoleti. Una misura che, se applicata correttamente, dovrebbe garantire più trasparenza, meno polemiche e una maggiore sicurezza sulle strade del nostro Paese.




