Ancona, droga online: 12 arresti nell’operazione Suburra bis

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Una vasta operazione della Polizia di Stato, denominata “Suburra”, è in corso nelle Marche e ha portato all’esecuzione di dodici misure cautelari: otto persone sono finite in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Contestualmente sono state eseguite numerose perquisizioni nei confronti di soggetti ritenuti parte di un’associazione criminale armata, accusata di aver introdotto e distribuito ingenti quantitativi di stupefacenti sul territorio, sfruttando canali digitali per la vendita.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo utilizzava un sistema organizzato e strutturato attraverso un canale di messaggistica istantanea denominato “La sacra famiglia”. Qui i clienti potevano consultare una sorta di “menù” con diverse tipologie di droga, tra cui hashish e cocaina, disponibili anche all’ingrosso. Per accedere al servizio, veniva richiesto l’invio di un documento d’identità come garanzia, mentre la consegna avveniva direttamente a domicilio tramite corrieri, spesso ignari o compiacenti, con l’uso di parole d’ordine segrete.

Il sistema prevedeva anche una forma di “feedback”: gli acquirenti potevano lasciare recensioni sulla qualità della sostanza e sull’efficienza del servizio, contribuendo a rafforzare l’affidabilità del network criminale. Le indagini hanno inoltre evidenziato come, durante le prime consegne, i corrieri si presentassero armati per verificare l’affidabilità dei clienti e prevenire eventuali truffe o rapine.

L’organizzazione garantiva anche un sistema interno di sostegno: assistenza legale ed economica per gli affiliati detenuti ritenuti fedeli, mentre chi veniva considerato infedele o traditore subiva violenze, anche all’interno degli istituti penitenziari. Il presunto capo del gruppo, soprannominato “Padre”, avrebbe imposto regole rigide e punizioni esemplari, arrivando – secondo gli investigatori – a costringere un uomo a lanciarsi da un’auto in corsa dopo un affare andato male e a intimidire un altro affiliato tentando di ucciderne i cani.

L’operazione rappresenta un duro colpo al traffico di droga digitale, un fenomeno in crescita che sfrutta la tecnologia per ampliare il mercato e ridurre i rischi tradizionali dello spaccio su strada.

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