Dalla mano tesa della “Buona partita” a quella che accoglie: a Rotondi il Primo Memorial Raffaele Maietta

Data:

Condividi:

C’è una mano che si tende prima di ogni partita. È un gesto semplice, quasi naturale. Una stretta di mano, uno sguardo negli occhi e due parole che racchiudono rispetto, fiducia e umanità: “Buona partita”.
Ma quella mano tesa che apre una sfida è la stessa mano che sa attendere, accogliere e rispettare. È la mano che insegna a vincere senza superbia e a perdere senza vergogna. È la mano che costruisce comunità.
Sabato 20 giugno, nella suggestiva area picnic del Santuario della Madonna della Stella di Rotondi, questa immagine ha accompagnato il Primo Memorial Raffaele Maietta, una giornata che ha saputo andare ben oltre il semplice torneo di scacchi.
Tra il verde della montagna, il silenzio del bosco e il canto degli uccelli, decine di appassionati si sono ritrovati attorno alle scacchiere per condividere una passione che parla il linguaggio universale della riflessione, della pazienza e del rispetto.
L’evento, organizzato dall’ASD Scacchi Valle Caudina presieduta da Piero Serpini, ha visto la partecipazione di giocatori provenienti da tutto il territorio. Sei turni di gioco, cadenza rapida e tanta concentrazione, ma soprattutto un clima autentico di amicizia e aggregazione.
«Nessuno nasce imparato», racconta Serpini ripercorrendo la storia dell’associazione. «Quello che non sapevamo lo abbiamo imparato facendo. Abbiamo iniziato a organizzare tornei ancora prima della fondazione ufficiale dell’associazione e oggi possiamo contare su circa sessanta giocatori ogni anno, oltre al sostegno fondamentale delle famiglie. Per il futuro vogliamo continuare a crescere e organizzare tornei sempre più importanti».
Una crescita costruita passo dopo passo, proprio come una partita ben giocata.
Il Memorial è stato dedicato alla memoria di Raffaele Maietta, figura profondamente legata alla montagna e a quel luogo che considerava una seconda casa. Un uomo che ha custodito e amato questi spazi, vivendo il parco montano come un bene da condividere con tutti. Non è stato un caso che proprio qui si sia scelto di ricordarlo, come racconta il figlio Michele Maietta, assessore con deleghe Verde Pubblico, Manutenzione Patrimonio Comunale, Parchi e Giardini, Agricoltura, Montagna, Difesa Idrogeologica del Territorio, insieme al segretario comunale dottor Francesco Maietta, partecipante, giocatore di rilievo e rappresentante delle istituzioni, a testimonianza del forte legame tra sport, cultura e territorio
La giornata ha rappresentato anche l’occasione per valorizzare un’area restituita alla comunità grazie all’impegno dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Sergio Finelli.
«Abbiamo voluto riportare in vita questo parco montano», ha spiegato il sindaco. «Qui i ragazzi hanno potuto praticare il loro sport immersi nella natura, lontani dagli smartphone e dalla quotidianità. Lo sport è diventato anche un momento di convivialità e di scoperta del territorio. Speriamo che questo appuntamento possa diventare una tradizione».
Parole che raccontano una visione moderna dello sport: non soltanto competizione, ma occasione di incontro, educazione e crescita.
A dare ulteriore spessore culturale all’iniziativa la presenza del mondo accademico dell’Università degli Studi di Salerno con il professor Roberto Citarella e il professor Luca Esposito, Maestro FIDE.
Esposito ha offerto una riflessione che va oltre la tecnica delle aperture e delle combinazioni.
«Gli scacchi sono infiniti perché infinite sono le persone che li giocano», ha affermato. «Sono una metafora della vita. Cambiano con noi, crescono con noi e continuano a insegnarci qualcosa a ogni età».
Quarantacinque anni trascorsi davanti alla scacchiera gli hanno insegnato che ogni partita è un viaggio dentro se stessi. E quando gli si chiede quale sia il pezzo preferito, la risposta è il cavallo: l’unico che rompe gli schemi, che si muove in modo imprevedibile, ricordandoci che nella vita non sempre la strada più giusta è quella più lineare.
La forza educativa degli scacchi emerge con particolare evidenza nelle parole di Padre Vittorio Balzarano, da quarant’anni impegnato nel recupero delle dipendenze.
«Gli scacchi insegnano a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni», osserva. «Ogni mossa va ponderata. È una scuola di responsabilità. Molti giovani si trovano in difficoltà perché non hanno avuto il tempo o gli strumenti per riflettere prima di agire. Questo gioco educa proprio a questo».
Una lezione preziosa in un tempo dominato dalla velocità, dall’immediatezza e dalla ricerca continua di stimoli.
A confermare il valore formativo degli scacchi arriva anche la testimonianza di Francesca, mamma di uno dei giovani partecipanti.
«Gli scacchi hanno allontanato mio figlio dal telefono e dal tablet. Lo aiutano a pensare, a ragionare, a vivere in un mondo sano. E soprattutto insegnano una cosa fondamentale: saper perdere».
Parole semplici ma profonde. Perché imparare ad accettare una sconfitta significa prepararsi ad affrontare la vita. Significa comprendere che un errore non definisce una persona, ma può diventare l’inizio di una crescita.
Tra i giovani protagonisti della giornata c’è anche Federico Maietta, testimone tra memoria e futuro, tra radici e nuove generazioni.
Il torneo si è concluso con una conviviale grigliata offerta dagli organizzatori, trasformando la competizione in una festa collettiva. Attorno ai tavoli, tra sorrisi, racconti e nuove amicizie, si è compreso il senso più autentico della giornata.
Perché gli scacchi non sono soltanto sessantaquattro caselle e trentadue pezzi, sono educazione al pensiero, rispetto dell’avversario, capacità di attendere, il coraggio di scegliere, il valore del tempo.
E forse il loro insegnamento più grande è proprio racchiuso in quel gesto che apre e chiude ogni partita: una mano tesa, la mano del “Buona partita” di chi sfida senza odiare, di chi perde senza arrendersi, di chi vince senza umiliare, di chi sa che, dentro e fuori dalla scacchiera, il vero successo non è dare scacco matto all’avversario, ma costruire una comunità capace di accogliere, rispettare e camminare insieme.
È questa la più bella eredità lasciata dal Primo Memorial Raffaele Maietta. Una giornata in cui gli scacchi hanno mostrato il loro volto più autentico: quello di una straordinaria palestra di vita.
Domenica 21 giugno ancora impegnatissimi presso la villa comunale di Cervinara per una giornata dedicata ai bambini..

Articoli Correlati

Meloni sul Ddl Sicurezza: “Stop ai risarcimenti per i criminali. Basta con i paradossi”

Il Governo Segna un Traguardo Storico: Con il DDL Sicurezza lo Stato Torna dalla Parte dei Cittadini Un risultato...

Caso Orlandi e Gregori: lungo interrogatorio per Marco Accetti. Ascoltata anche l’ex fidanzata

Svolta nel Caso Emanuela Orlandi: Marco Accetti interrogato per 6 ore C'è un netto cambio di passo nell'inchiesta sulla...

L’Europa impone a Google di aprire Android alle IA concorrenti

L'Unione Europea costringe Google ad aprire Android alle IA concorrenti: le novità del DMA La Commissione Europea torna a...

Urina su auto dei Carabinieri e si filma: immigrato assolto a Perugia

Urina sull'auto dei Carabinieri a Perugia e viene assolto: scoppia la polemica, Nevi (FI) scrive a Nordio Il Tribunale...