Chico Forti dovrà restare in carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Verona ha rigettato l’istanza presentata dai suoi legali per ottenere la libertà condizionale, deludendo le aspettative della famiglia che, dopo oltre due decenni di detenzione, sperava in un epilogo diverso.
Il caso di Chico Forti, il 66enne trentino condannato all’ergastolo negli Stati Uniti per l’omicidio dell’imprenditore australiano Dale Pike, continua a far discutere. Dopo essere stato estradato dagli USA nel 2023 grazie a un accordo diplomatico tra Roma e Washington, Forti sta scontando la pena nel carcere di Montorio, a Verona. La sua detenzione in Italia, come previsto dalla legislazione nazionale, ha riaperto la possibilità di valutare misure alternative alla reclusione, tra cui la libertà condizionale, per cui Forti avrebbe maturato i requisiti secondo i suoi familiari e difensori.
A commentare con amarezza la decisione del tribunale è stato Gianni Forti, zio di Chico, da sempre in prima linea nella battaglia per dimostrare l’innocenza del nipote e per il suo rientro in Italia: “Dopo 27 anni ci speravamo. Ha avuto una condotta irreprensibile, secondo la legge italiana avrebbe diritto alla libertà condizionale”.
Il legale di Forti, l’avvocato Carlo Dalla Vedova, ha annunciato l’intenzione di valutare un ricorso in Cassazione. La strategia difensiva si basa non solo sulla buona condotta tenuta in carcere da Forti, ma anche sulla differenza tra il sistema penale statunitense e quello italiano. Negli USA, infatti, l’ergastolo è spesso considerato una pena definitiva, raramente rivedibile, mentre in Italia, la normativa prevede che, dopo un determinato numero di anni e in presenza di una condotta esemplare, si possa accedere alla libertà condizionale.
Il caso Forti ha sempre avuto un forte impatto mediatico e politico. Sostenuto da diverse personalità pubbliche e istituzionali italiane, il suo ritorno in patria è stato salutato come una “vittoria diplomatica” e ha riacceso il dibattito sull’equità della sua condanna. Molti suoi sostenitori continuano a credere che Forti sia stato vittima di un errore giudiziario.
Tuttavia, nonostante le campagne mediatiche e le pressioni di parte dell’opinione pubblica, la giustizia italiana ha deciso di mantenere la linea della prudenza. Il rigetto dell’istanza dimostra che, al di là delle emozioni e delle vicende personali, le autorità competenti intendono procedere seguendo scrupolosamente le norme giuridiche e i criteri oggettivi previsti per la concessione della libertà condizionale.
Ora la palla passa alla Cassazione, che sarà eventualmente chiamata a esprimersi sulla legittimità della decisione del tribunale veronese. Intanto, Chico Forti rimane detenuto a Verona, mentre i suoi familiari e legali promettono di non arrendersi.




